E.A.S.T. (Essential Autonomous Struggles Transnational)

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L’8 marzo 2023 alziamo la nostra voce contro un clima di guerra che sta legittimando governi autoritari, attaccando l’accesso all’aborto, alimentando la violenza patriarcale contro donne e persone LGBTQ.

Riconosciamo nello sciopero femminista dell’8 marzo la possibilità di lottare contro i tagli neoliberisti del welfare – anche per questo in Francia lo sciopero è in continuità con le proteste contro le riforme delle pensioni. 

Vogliamo richiamare anche gli di scioperi delle lavoratrici essenziali e ospedaliere che in Belgio, Germania, Bulgaria e Francia hanno unito la lotta per migliori condizioni di lavoro e di paga con quella contro le molestie e la violenza patriarcale vissuta sia sul posto di lavoro che al di fuori.  

Grideremo “non una donna di meno” in Bulgaria per protestare contro stupri e femminicidi e denunciare l’attacco autoritario e patriarcale alle donne e alle persone LGBTQI+ espresso nell’appello per un referendum sull’ideologia di genere nelle scuole. 

Scenderemo in piazza per mostrare la nostra rabbia contro il governo in Turchia. Gli effetti devastanti del terremoto che ha colpito Turchia, Siria e Kurdistan mostrano ancora una volta le conseguenze politiche di un regime corrotto e autoritario. Le oltre 50mila morti non hanno a che fare solo con il terremoto, ma sono anche il risultato di un governo come quello di Erdogan che ha messo in secondo piano la vita delle persone per amore del profitto, venendo nel frattempo legittimato dal suo ruolo centrale all’interno del nuovo contesto imposto dalla guerra, e dalla necessità di avere un cane da guardia ai confini dell’UE per contrastare il movimento delle e dei migranti. Erdogan gioca con la vita di milioni di donne, migranti, bambini, LGBTQ, curdi, con l’unico scopo di aggrapparsi al potere.

Questo 8 marzo collegheremo lo sciopero femminista con la rivolta delle donne in corso a Rojhelat e in tutte e le parti altre parti del Kurdistan. Guardiamo alle donne curde e iraniane che continuano a sollevarsi contro il regime patriarcale iraniano e ci uniamo al loro urlo “Jin! Jiyan! Azadi!” “Donna! Vita! Libertà!”

Le femministe e le attiviste per il clima hanno riconosciuto la necessità di collegare lo sciopero globale del 3 marzo con lo sciopero femminista dell’8 marzo vedendo nella crisi della riproduzione sociale un terreno di lotta comune.

L’opposizione alla guerra che intensifica l’oppressione patriarcale e l’aggravarsi della crisi climatica in nome della sicurezza energetica, e la rivendicazione di un futuro senza violenza patriarcale e degrado ambientale sono le basi comuni di questi due scioperi. Lottare per la pace significa porre le nostre lotte in continuità e costruire il potere di rovesciare un intero sistema politico ed economico che usa la guerra come arma per riprodurre se stesso e le sue gerarchie. In Italia per esempio il 24 febbraio, esattamente un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, il movimento femminista NonUnaDiMeno insieme ad attiviste ed attivisti per il clima, in diverse città hanno portato avanti proteste che hanno bloccato le strade al grido di “Strike the War!”.

La guerra in Ucraina ha peggiorato le nostre condizioni di vita e di lavoro e ha cambiato le possibilità della nostra iniziativa politica mostrando allo stesso tempo l’urgenza di costruire connessioni transnazionali. Negli ultimi mesi, EAST ha continuato ad essere una rete in cui le lotte che si svolgono in contesti diversi potevano dialogare tra loro. 

Durante gli incontri transnazionali a Sofia a settembre 2022 e a Francoforte lo scorso febbraio, abbiamo discusso dell’urgenza di portare avanti un’opposizione alla guerra anche nelle lotte femministe e nella riproduzione sociale. La guerra in Ucraina si sta trasformando in una nuova normalità all’interno del discorso pubblico; viene usata per legittimare politiche securitarie ai confini e una militarizzazione nei rapporti tra stati; immola la maternità al nazionalismo delle bandiere, rendendola un dovere patriottico; aumenta lo sfruttamento nei luoghi di lavoro. Genera e riproduce disparità sociali che colpiscono in primo luogo lavoratori e lavoratrici, donne e migranti.

L’8 marzo, per rendere più visibile la dimensione transnazionale della nostra lotta contro la violenza patriarcale, la crisi climatica, la guerra, il razzismo istituzionale e lo sfruttamento capitalista, ci alzeremo insieme per gridare “Donna, vita, libertà – sciopera contro il sistema!” e “Sciopero femminista contro la guerra, il patriarcato e la crisi climatica!”